Archivio

L’archivio storico degli Istituti provinciali assistenza infanzia di Milano è costituito da diverse sezioni. 

La più importante raccoglie le pratiche nominative prodotte dagli istituti milanesi che, dal secolo XV fino al termine del XX secolo, si avvicendarono nel soccorso all’infanzia abbandonata o bisognosa, alle partorienti povere (fino al 1902) e alle madri sole.

L’archivio del Brefotrofio raccoglie circa 7000 buste e 900 registri, il più antico dei quali risale al 1483. I documenti più notevoli sono i registri d’ingresso (dal 1659) e i fascicoli individuali dei minori. Le decine di migliaia di fascicoli aperti fra il 1800 e il 1868 (anno della chiusura della ruota) contengono spesso i segnali d’esposizione, cioè gli oggetti che i genitori lasciavano tra i panni dei figli consegnati anonimamente al Brefotrofio, in vista di un futuro, ma non sempre possibile, riconoscimento e ritiro.

Monete, medaglie, carte da gioco, nastri, immagini e simboli sacri e profani, biglietti - oggetti spesso uniti alle copie o alle metà che i parenti trattenevano e poi presentavano al momento dell’identificazione - costituiscono una preziosa testimonianza delle relazioni familiari, della cultura popolare e della vita quotidiana milanese nel secolo XIX. Afferiscono all’archivio anche una fototeca e una biblioteca storica specializzata.

Approfondimenti

L'abbandono infantile, in quanto pratica sociale accettata e codificata, seguiva un rituale di cui faceva parte almeno dall'epoca medioevale, la consuetudine di lasciare sui neonati segnali e messaggi verbali. Per Milano le descrizioni degli oggetti e le trascrizioni dei biglietti che accompagnavano i bambini affidati alla beneficienza dell'Ospedale Maggiore sono disponibili dal 1659, mentre per il periodo dal 1800 al 1868 possediamo anche la raccolta quasi completa dei corredi espositivi originali, poichè furono allegati, prima con ceralacca e poi con spilli, ai processi verbali d'ingresso nella Pia Casa degli esposti e delle partorienti in Santa Caterina alla Ruota... Se eccezionalmente, c'era chi lasciava una crosta di formaggio o un fiore, in linea generale i manufatti sembrano riducibili a tre grandi categorie semiotiche. Un primo gruppo è formato da oggetti interi o spezzati che erano "segni" precisamente codificati, dotati di un significato autonomo, collettivamente condiviso e riconoscibile, di natura sacra come le immagini, le reliquie, i crocifissi, i rosari, le medagliette. Oppure di natura profana, medagliette, stampe, tarocchi... La funzione identificativa privilegiava la prospettiva del ricongiungimento , confermata dalla pratica di conservare sezioni dei contrassegni da parte dei parenti per presentarli all'atto del ritiro. (tratto dal libro "Si consegna questo figlio" | corredi espositivi di Flores Reggiani ed. Skira) 

Nel 2007, nel Laboratorio di Restauro delle Benedettine di Viboldone (nel comune di San Giuliano Milanese), sono state condotte operazioni di restauro su una busta di processi d'esposizione relativi al 1827, gravemente intaccati dalle muffe e dall'umidità.

I documenti sono stati sottoposti ad integrazione mediante l’uso di macchina reintegratrice di fibra pneumatica e ad integrazione manuale.

Accedi all'inventario digitale sul sito di Regione Lombardia

Brefotrofio provinciale di Milano (1483 - 2002)

Consultare l'archivio storico del Brefotrofio di Milano

Città metropolitana di Milano conserva in questo archivio la documentazione prodotta fra il 1483 e il 1984 dagli enti che prestarono assistenza all'infanzia abbandonata o bisognosa, alle partorienti (fino al 1903) e agli alienati nella città di Milano (ex Ducato).

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